Recensione: Remo Danovi (Rivista Ordine Avvocati di Milano n. 3/2011)


NICKY PERSICO, Spaghetti Paradiso, Aliante Ed., 2011

E’ il primo romanzo di Nicky Persico, avvocato e giornalista pubblicista, ma è anche un atto giudiziario coerente e appassionato (una citazione o una denuncia-querela, secondo i punti di vista) per spiegare e sconfiggere un crimine del nostro tempo: un crimine silenzioso e invisibile che è descritto esattamente dal nostro codice penale, con l’art. 612 bis che punisce chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.
Sono questi gli “atti persecutori” (lo stalking), le molestie e le violenze quotidiane, le manipolazioni e i soprusi compiuti a danno per lo più delle persone indifese, che prendono forme e contenuti diversi e che il protagonista del romanzo, un praticante avvocato, cerca di scoprire e denunciare, per difendere due donne che si sono rivolte allo studio di cui fa parte.
Con molti dubbi esistenziali e con molte incertezze, nella quotidianità e normalità della sua vita, il praticante avvocato conduce le indagini per decifrare i fatti e far affiorare le responsabilità, a poco a poco percependo anche il senso della giustizia, che permette di separare la realtà dalle apparenze e giudicare i fatti senza i contorni dei dettagli.
In ciò egli segue i consigli dell’avvocato anziano che è capo dello studio (“parla poco, ascolta molto, sii sintetico e veloce”), ma anche il suggerimento e l’esempio della sua compagna (“se tu difendi qualcuno, essere informato è un tuo dovere”, altrimenti diventi uno strumento inconsapevole nelle mani di terzi) e soprattutto... la ricetta che egli stesso ha elaborato per trasformare gli ingredienti più banali nella filosofia della vita (appunto, gli spaghetti con il paradiso, l’alimento del corpo con la dimensione della coscienza, la pulizia morale e la bellezza interiore, i sogni, i progetti, la vita gioiosa con un’altra persona).
Così si dipana il romanzo, nello scenario famigliare della città e della costa, e con i vari personaggi che di volta in volta compaiono sul palco. Non solo l’avvocato anziano, “autorevole con i clienti, inappuntabile con i cancellieri, un gradino sotto i magistrati che lo volevano un gradino sotto”; ma anche l’antagonista, il manipolatore, la figura sporca del criminale che proietta immagini differenti di sé, per celare il nulla della sua esistenza, nella continuità della menzogna, quasi un fantasma mimetizzato sotto spoglie prive di dignità; e ancora le vittime innocenti, che subiscono i soprusi altrui e sono prese in una morsa, e sono umiliate e confuse, aiutate per altro da un circolo di buone intenzioni che riesce anche concretamente a proteggerle.
E’ nel rapporto con queste persone (e con l’aiuto della sua compagna) che il praticante cresce di statura a ogni pagina del libro, e alla fine parla solo con cognizione di causa, e scopre i moventi dei delitti e le mosse degli avversari, anche se con un senso un po’ fragile della deontologia.
Così l’avvocato difende i diritti degli altri, le aspettative e le richieste giuridiche e umane, e ne interpreta i bisogni, per arrivare quasi ad “accarezzare l’anima”, mentre la trama si infittisce, fino all’epilogo liberatorio.
Molti elogi all’autore e al protagonista del libro. Possiamo immaginare e attendiamo con curiosità le prossime avventure del nostro praticante avvocato.


(REMO DANOVI)