Recensione - Francesca Santoiemma


Leggere un libro è sempre un viaggio meraviglioso almeno per chi spera di ritrovarcisi, in quel viaggio, o almeno per chi quel viaggio lo cerca.
Io credo che la lettura sia una delle più affascinanti e irrinunciabili esperienze della vita.
Dalle pagine, silenti e invisibili rami si intrecciano fino a raggiungerci, docili prede inconsapevoli di semplice bianco su nero, fino a quando da quel libro non riusciremo più a separarci. Lo porteremo sempre con noi, materialmente o meno. Ne sentiremo il bisogno, ci mancherà, lo cercheremo, esattamente come accade quando nasce "un legame".
Questo non accade sempre, ovvio. Altrimenti leggeremmo con lo stesso spirito qualsiasi cosa, indistintamente.
Io poi, sono un caso a parte: sempre in pena, sempre al limite delle sensazioni, sempre alla ricerca del libro giusto al momento giusto; quello adatto per la mattina al risveglio, quello della sera prima di andare a letto, quello da borsa, quello dell'attesa, quello del buio, quello della mancanza. Mi ritrovo spesso a leggere più libri contemporaneamente.
Ma per me non è possibile – assolutamente - leggere qualsiasi libro in qualsiasi momento.
Io ascolto. Ascolto. E solo poi, leggo.
Penso di essere una "Pembaca" fortunata. Anzi: fortunata perché "Pembaca".
Il legame nato con “Spaghetti paradiso” è nato certo da un viaggio particolare. Mi sono interrogata sul contenuto del romanzo sin dal titolo; alquanto criptico, nella sua semplicità.
Il viaggio è iniziato subito con un sogno premonitore, dai contorni piuttosto cupi e poi, piano, la storia ha iniziato a scorrere.
E’ stato per me molto coinvolgente leggere di posti che conosco e innamorarmi della terra in cui vivo (come se non lo fossi già abbastanza...!). Sentire la sensazione, netta, di voler pranzare negli stessi posti, guardare lo stesso mare, sentire gli stessi odori, ricercare le stesse sensazioni.
Ma che bello poi restare impigliata in alcuni scorci di baresità, immedesimarmi in situazioni, identificare “oggetti” (macchina, cellulare) e riconoscerli nel loro ruolo, innalzati quasi a status symbol.
E poi, è successo così:
Avere paura e sentirsi al sicuro.
Ridere.
Avere voglia di anacardi.
Provare la birra gelata al tramonto.
Avere paura e non sentirsi al sicuro.
Avere paura.
Poi sentirsi al sicuro.
Passione senza domande.
Mare, profumi.
Sabbia.
Posto segreto.
Sentire la paura ma guardarla in faccia.
Una sottile ironia percorre tutto il romanzo e funziona quasi da calmante ogni volta che la tensione sale e una strana sensazione di disagio si fa strada nel leggere. “Cosa sarà mai?”, e arriva puntuale l’ironia di Alessandro a calmare gli animi.
Il protagonista, così speciale nella sua normalità, con i pantaloni sporchi di vino, con le scarpe imbrattate, con il soprabito sgualcito e con la signora del piano di sotto pronta a puntare il dito, ovunque, sempre. Che ridere!
Quanta delicatezza nel raccontare di un “fenomeno” tanto diffuso quanto sconosciuto e quanta acutezza nei paragoni. Non saprei se definire questo libro un romanzo saggistico o un saggio romanzato; di certo immagino possa aiutare, chi non ne è ancora al corrente, a capire cosa sia lo stalking e chi ne è dentro a guardare nella direzione insperata di una soluzione. Certo ci vuole fortuna, coraggio e super eroi come Alessandro, come Lara. Quanta sofferenza!
Le sensazioni si inseguono durante la lettura.
Io poi, da lettrice anomala quale sono appunto, ho pensato di prolungare il più possibile il legame con questo romanzo.
Un mio amico carissimo sarebbe dovuto partire per una settimana in vacanza; la sera precedente la sua partenza ci siamo incontrati per salutarci. A sua moglie ho regalato un altro libro, e a lui ho affidato per una settimana il mio “Spaghetti paradiso” immaginando, che potesse piacergli e pregandolo di restituirmelo non appena tornato dalle vacanze.
Già, perché avevo interrotto la mia lettura, non l’avevo portata al termine. Mi ero fermata proprio al punto in cui era stato svelato l’arcano del titolo; quella ricetta mi ha restituito una parte di me con cui non dialogavo da tempo immemore. Pericolosissimo!!!
Poi la passione fra Alessandro e Lara senza come quando dove e perché. Solo passione. E basta.
Libro dato al mio amico....
E’ stata la settimana più lunga della mia vita. Aspettare, con quel sapore di insoluto, il suo ritorno per poter ricominciare la lettura. La cosa, pazzesca, è che quando capitava di sentirci al telefono, al di là delle novità della vacanza, parlavamo del libro! Mi nutrivo praticamente delle sensazioni suscitate dalla lettura nel mio amico per poter tenere a bada l’universo”Spaghetti paradiso” che era appena nato dentro di me.
Fantastico!
Paranoico? Neanche per un attimo! Scoprire che anche nel mio amico aveva sortito lo stesso effetto (non avevo dubbi...) perché mi faceva ottocento domande sul come avessi trovato quel libro, chi fosse l’autore, se avesse scritto altro (gli ho mandato il link di Pembaca).
Ieri pomeriggio il libro è tornato da me; che emozione!
L’attesa, lenta, lenta, lenta.
Il tempo diluito.
Emozione.
Ascolto.
Ho trascorso la domenica in compagnia di Alessandro, il protagonista, complice una sosta forzata a casa; così nel silenzio della notte, tutta l’allegra famigliola a nanna e il sipario si è aperto nuovamente sul romanzo con rinnovata curiosità, quasi come riabbracciare un amico dopo tanta lontananza, meraviglioso, no? Potere dei libri.
Non di tutti i libri però.
Certo poggiato affianco al divano troneggiava uno yogurt alla vaniglia rigorosamente magro anche se la tentazione è stata forte: anacardi, alici e birra! Magari una peperonata….ma io non la reggo bene, specie all’una di notte!
A proposito della tentazione, a volte torna. A volte cedere. Senza eccedere.
Ho imparato.
Chiaramente il libro l’ho finito quella notte stessa.
Va bene l’attesa, il tempo lento, il piacere a volte diluito, ma poi, basta.
Io ascolto e poi leggo.
Si è chiuso, infine, quello stesso sipario, con l’ultima pagina del romanzo e un senso diffuso di soddisfazione quasi di sicura rivalsa sui mostri.
E sì, perché di mostri ce ne sono in giro ma bisogna trovare il coraggio di guardarli in faccia.
E questo libro guarda nella prospettiva giusta, nella stessa prospettiva di chi ha troppa paura per voltarsi. Chiuso quello scenario, se ne apre un altro; sulla consapevolezza mancata, sulla responsabilità del singolo, sulla paura, sui mostri inceneriti, sull’animo bello e unico di chi è ancora capace di amare, di aspettare, di dare emozioni senza per questo doversi sentire in colpa o sbagliati.
No, non è così che deve andare.
Grazie.


(Pembaca, e altri racconti:
http://www.meetale.com/meet/nickypersico )